| Intervistato da La Stampa.it, uno dei guru mondiali nel business dei domini commenta la svolta avviata dall'Icann: «Vedrete, i vecchi nomi non spariranno e si apriranno nuove frontiere sia per le aziende che per milioni di persone» | |
Da molti esperti è considerato il più grande cambiamento intervenuto nel sistema dei domini dalla creazione, ormai 26 anni fa, del dotcom (.com). “Un'apertura delle porte al naming system di Internet pensata per liberare l'immaginazione globale umana”, come l’ha definita Rod Beckstrom, presidente e Ceo di Icann. Ma i dubbi e le polemiche legate a questa decisone non sono mancate, soprattutto per quanto riguarda i costi (185mila dollari per registrare un dominio) e la possibilità che alcune grandi aziende facciano incetta di estensioni chiave per poi venderle a terzi. Nonostante l’ente americano garantisca un diritto di prelazione sui suffissi con nomi di aziende - difficilmente infatti qualcuno potrà soffiare a Zuckerberg il .Facebook - e quelle con nomi di città, non c’è alcuna garanzia ad esempio sulle estensioni generiche come .negozio o .avvocato. LaStampa.it ha intervistato sull’argomento Frank Schilling, uno dei più importanti investitori del settore. Alla fine degli anni ‘90, questo eccentrico signore nato in Germania nel 1970 e cresciuto in Canada, ha iniziato ad acquistare domini con l’obiettivo di rivenderli al miglior offerente. Oggi possiede un portafoglio di oltre 300mila domini per un valore stimato in quasi 500 milioni di dollari e gestisce i suoi affari dalla veranda della propria casa alle isole Cayman da dove aggiorna anche il suo blog Seven Mile. Lei è diventato milionario grazie alla sua abilità nel business dei domini. Dal 12 gennaio sarà possibile iniziare a registrare i nuovi TLD con possibilità apparentemente illimitate, è la fine del vostro business o si aprono nuovi scenari? Tutte queste nuove estensioni di certo non indeboliscono il valore del .Com. Prima ad esempio esisteva un solo numero verde negli Stati Uniti, l’800. Quando sono arrivati, l’888, l’877 e l’866, non hanno intaccato il valore dell’800. Se ci si pensa, 888 è in realtà un numero verde gratuito migliore perché richiede solo un tasto sul telefono, la maggior parte delle persone però (e questo vale anche per chi svolge la mia attività) ancora oggi dà più valore al numero 800. Il dotCom potrà godere di un vantaggio ancora più grande proprio per la sua storia e la sua autorevolezza. Detto ciò, questo è un cambiamento enorme nel mondo del web e questi nomi un giorno saranno tantissimi. Alcuni avranno un valore enorme. Molto spesso però si tratterà di valutazioni individuali. Secondo lei questo cambiamento contribuisce davvero a liberalizzare il sistema dei domini o l’elevato livello dei costi restringe eccessivamente il numero dei possibili acquirenti? Vorrei pensare a questa novità come ad un’apertura del sistema a nuove forze. Ci sono milioni di giovani e sette miliardi di persone sul pianeta. Un’internet davvero globale necessita di una denominazione uniforme. I vostri figli e i loro figli ringrazieranno l’Icann per aver preso la coraggiosa decisione di aggiungere nuovi Top Level Domain, ma quando questi bambini cresceranno, probabilmente continueranno a cercare il dotCom per la sua originalità, più di molte nuove estensioni . Il comportamento umano è come una nave difficile da guidare e il .Com di fatto ne uscirà rafforzato. Vi è una grande opportunità per i nuovi register (coloro che offrono la possibilità di registrare nuovi nomi sui suffissi di cui hanno la proprietà, ndr) di fare molto bene e dare forma al futuro di questo settore. Non c’è il rischio che il sistema dei nomi a dominio finisca nelle mani dei grandi brand commerciali? Le aziende guardano sempre al lato commerciale di Internet. Quando ho ottenuto la mia prima connessione a Internet, nel 1993, la maggior parte dei siti web erano .Gov, .Net o .Org. É stato solo qualche anno più tardi, quando i grandi marchi hanno iniziato a costruire i propri siti internet sul .com che quest’ultimo è diventato il suffisso dominante. Il Commercio su Internet funziona in modo simile. Mi ricordo che nel 1994 le prime aziende che cercarono di vendere i propri prodotti online vennero duramente criticate. I primi utenti del web - veri e propri puristi - si lamentarono apertamente per la possibilità che internet si prestasse a qualsiasi tipo di commercio. Solo quando i grandi marchi si sono affacciati online la cultura è cambiata. I nuovi nomi generici di primo livello avranno lo stesso effetto. Quando le aziende più grosse inizieranno a registrare i nuovi domini, avvieranno un circuito virtuoso che porterà anche le piccole e medie imprese a fare lo stesso per evitare di venire schiacciate dalla concorrenza. L’inizio di questo processo potrebbe portare ad una svolta molto importante. Potranno nascere contrasti riguardo alla paternità delle estensioni più generiche (ad esempio .shop, .video, . avvocato)? Sicuramente ci sarà una grossa competizione per questo tipo di estensioni. Gli attriti saranno inevitabili considerando il loro valore. Si tratta di un processo che potrebbe generare un grande entusiasmo, ma anche incertezza e confusione. Molte persone non capiscono il comportamento umano che circonda il business dei domini. Milioni di dollari andranno perduti come i sogni evaporano attraverso l’ingenuità. Una volta aggiudicate queste nuove estensioni, diventerà indispensabile gestirle in modo che diventino un fattore di progresso, a beneficio di tutti gli utenti che registreranno nuovi nomi su quelle estensioni. Molte persone si avvicinano a questo business fantasticando guadagni milionari ma la concorrenza è fortissima e la contrazione economica globale si fa sentire anche qui. Questo è un business per coloro che sono appassionati di nomi e di denominazione. Ci sono di gran lunga modi migliori per fare soldi, se siete alla ricerca di un ritorno strettamente finanziario. Quando nacque, il sistema di assegnazione dei domini non prevedeva costi di registrazione. Adesso l’Icann - che si definisce un “ente no profit” - gestisce milioni di euro. Che cosa è diventato negli anni quest’istituzione? L’Icann ha un lavoro molto difficile da fare - ma per la maggior parte (e per tutte le critiche che subisce) svolge quel lavoro abbastanza bene. Il loro compito non richiede alcun ritorno economico. Milioni di persone e aziende scalpitano e sta diventando sempre più difficile gestire questo sistema. In definitiva credo che l’Icann abbia davvero bisogno di quei soldi (e anche di più) per gestire efficacemente l’assegnazione dei nomi. Non penso che questo enorme cambiamento che hanno avviato sia dettato da motivazioni economiche ed è meglio per loro avere i soldi per fare un buon lavoro senza avere la necessità doverli cercare, che non averli. Come è cambiato questo settore dagli anni 90’ ad oggi? E’ ormai tramontata l’età dell’oro per il sistema dei domini o ci sono ancora margini di profitto per i privati? Ci sono stati sicuramente tantissimi cambiamenti da quando la rete internet si è aperta al commercio ormai 14 anni fa, ma stiamo parlando di soli 14 anni. Se consideriamo la Tv o la radio che esistono ormai da decine di anni è chiaro che siamo solo all’inizio. Ci sono ancora tante opportunità non sfruttate e strade che non sono ancora state percorse su internet. Per molti aspetti questa è ancora l'età dell’oro per il business dei domini. Ci sono grandi fortune da fare e da perdere. Ci saranno intere aziende di proprietari di domini, cosi come broker e manager specializzati solo in questo settore. Oggi ce n’è solo una manciata . I Nuovi nomi segneranno la morte dei predecessori quanto la nascita di Newport Beach ha segnato la morte di Beverly Hills. Nuovi posti significa solo una più ampia scelta di luoghi interessanti da visitare. via | |
venerdì 13 gennaio 2012
Domini Internet, la rivoluzione secondo Frank Schilling
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