giovedì 23 febbraio 2012
Gian Arturo Ferrari: «L'e-book? La fantascienza del libro è ora»
Entri con un e-book ed esci con un cavallo. Cose che capitano quando intervisti Gian Arturo Ferrari, per anni grande capo della Mondadori libri (Einaudi compresa) ma anche docente di storia della Scienza e oggi direttore del Centro per la diffusione del libro. L’uomo giusto per approfondire un tema che scalda la Rete: i libri elettronici sono soltanto un gadget, qualcosa che compriamo ma non usiamo, o cambieranno davvero il mondo editoriale e le nostre abitudini? «Non ho dubbi: la scrittura e la lettura digitale sono una rivoluzione, un taglio netto col passato. Il problema è capire quando comincerà il futuro».
Prego?
«La storia dell’uomo è segnata da grandi innovazioni tecnologiche che hanno cambiato la vita e la società. Il punto e che questi cambiamenti non sono mai immediati. Esiste una sola eccezione, anzi una mezza eccezione».
Quale?
«Il cellulare. Il passaggio dalla telefonia fissa a quella mobile è stata immediato e globale: nel giro di pochi anni abbiamo cambiato abitudini e sono nati nuovi business. Se oggi pronuncio la parola “telefono” a nessuno viene in mente l’apparecchio che ho sul tavolo e tanto meno quella scatola nera che trent’anni fa era ancora appesa ai muri di molte case. È stato un ciclone, un uragano che in poco tempo ha spazzato il vecchio e imposto il nuovo».
Perché allora si tratta di una mezza eccezione?
«Perché anche in questo caso, come è avvenuto per tutte le innovazioni tecnologiche, nessuno aveva previsto un simile successo. Uno dei film più belli fatti negli ultimi 50 anni sul tema del futuro è Blade Runner. Film visionario, avveniristico, un grande classico. Ebbene c’è una scena in cui Harrison Ford, pardon l’ispettore Deckart, mentre si trova in un bar decide di telefonare a Rachel, la replicante di cui si è innamorato. E cosa fa? Entra in una cabina telefonica e prende la cornetta da un apparecchio appeso al muro... Blade Runner è del 1980: questo vuol dire che trentadue anni fa nessuno pensava a oggetti per noi oggi normali come i cellulari. Nemmeno con la fantasia di un grande regista come Ridley Scott e di un grande scrittore come Philip Dick».
Non mi dirà che gli ebook sono fantascienza?
«Dico che i cellulari ci hanno fatto credere che il mondo può cambiare all’improvviso, che il nuovo può sostituirsi al vecchio in modo istantaneo. Non è così. La storia racconta fatti e tempi diversi: il treno ha impiegato 70 anni per affermarsi sul trasporto trainato da animali. Le grandi linee ferroviarie sono state costruite nell’ultimo decennio dell’Ottocento: ebbene, durante la Seconda guerra mondiale - la seconda, non la prima - nell’esercito tedesco, ipermeccanizzato, sofisticato, avanzatissimo, quasi tutto il trasporto era fatto da asini e cavalli. I tempi della tecnologia sono lenti, molto lenti».
E l’ebook cosa è: un treno o un cavallo?
«Questo è il punto, non lo sappiamo. Anche perché non è affatto detto che un cambiamento tecnologico sia di necessità sostitutivo. L’avvento della televisione non ha eliminato la radio e i treni convivono felicemente con le auto».
Torniamo ai libri.
«L’invenzione della stampa è stata un’altra grande cesura nella storia del libro, un taglio netto col passato. Anche in quel caso non si ebbe un passaggio immediato dal vecchio al nuovo: i libri scritti a mano continuarono ad essere fatti fino a tutto il XVIII secolo, in pratica fino alla rivoluzione francese. C’era una clientela, soprattutto aristocratica, che si rifiutava di leggere i libri stampati, perché li trovava brutti e volgari».
E oggi?
«La mia opinione è che, almeno in questa vita, i libri di carta non verranno rimpiazzati dagli ebook. Detto questo, negli Usa la vendita delle novità e dei blockbuster, i libri più commerciali, è più alta nel formato ebook che nel formato cartaceo. La ragione? Il libro elettronico ha un prezzo molto più basso del libro cartaceo».
Un motivo economico alla base di un rivoluzione tecnologica.
«Non sarebbe la prima volta. Il grande successo della stampa dipese dal fatto che il prezzo unitario del libro crollò: un libro stampato costava cento volte meno di un volume scritto a mano. E questo cambiò totalmente il mondo del libro».
Lo stesso accadrà col libro elettronico?
«Il prezzo dei libri è oggi abbastanza accessibile. Ma non dobbiamo pensare solo a questa parte del mondo: ci sono interi continenti a scarsa alfabetizzazione che sono potenziali bacini di diffusione del libro nel futuro. In questi Paesi il formato elettronico, che costerà molto meno, sarà essenziale per la diffusione dei libri. È qui che il formato elettronico troverà il suo naturale terreno di crescita. E poi non ci sono solo i libri di narrativa e saggistica: ci sono anche i testi scolastici e i libri professionali. Anche questo sarà un grande terreno di applicazione per i libri elettronici».
E da noi?
«In Italia la sua diffusione è molto bassa, inferiore all’1% del mercato totale. E negli altri Paesi non va molto meglio. La vera eccezione, come ho detto, è rappresentata dagli Stati Uniti».
Per gli editori l’ebook è un’opportunità o un pericolo?
«Il fenomeno non è alle sue estreme conseguenze e pertanto non viene ancora vissuto come un pericolo. E poi è vero che ci sono dei grandi rischi per gli editori, ma ci sono anche grandi vantaggi. L’ebook elimina una serie di problemi cronici e di malattie incurabili dell’editoria su carta: la distribuzione e lo stock dell’invenduto è l'incubo di ogni casa editrice. Molti editori americani all'inizio erano terrorizzati dall’arrivo dell’ebook: quando hanno visto che guadagnavano di più, perché la percentuale di profitto era più alta (niente rese, niente invenduto, zero spese di distribuzione), l’umore è cambiato».
Cambierà il mestiere dell’editore?
«L’editore nasce per una ragione semplicissima: la pubblicazione, con il libro a stampa, è costosa. E poiché l’autore è una persona che ha talento e idee ma in genere non ha soldi, ecco che compare una figura diversa, l’editore appunto, che dice: caro autore mi fido di te, investo io al posto tuo, pago io la stampa. L’elemento centrale della rivoluzione digitale è proprio la possibilità di pubblicare a costo zero. Questo sicuramente influirà sul rapporto tra editore e autore».
Avremo un mondo senza editori?
«Il rapporto tra autore ed editore, per fortuna dei secondi, non si ferma alla copertura delle spese, ma è più profondo, intenso, quasi complementare. Non solo: ma una volta che un autore pubblica un ebook a costo zero, il pericolo è che nessuno o quasi venga a sapere della sua esistenza. E questa, probabilmente, sarà la ciambella di salvataggio a cui si aggrapperanno gli editori del futuro: esperti di marketing e comunicazione che aiuteranno gli autori a farsi conoscere, anche online».
Lei si occupa della diffusione del libro in Italia. L’ebook può essere d’aiuto?
«Nel nostro Paese manca una cultura del libro in quanto tale: non del libro in formato cartaceo o elettronico, ma del libro come forma della creatività umana. Abbiamo poca familiarità con i libri».
Ma come, siamo il settimo mercato mondiale...
«Perché ci sono pochi italiani che leggono tanto e tanti italiani che leggono poco. Siamo un mercato verticale con una élite molto forte. E questo in fondo riflette la storia culturale del Paese».
Che fare? Anzi, che fate?
«Prima di tutto cerchiamo di procurarci fondi, cosa che di questi tempi non è facile. E poi puntiamo sui bambini mettendoli a contatto, fin da piccoli, con il libro e la lettura. Il nostro progetto si chiama Invitro e prevede tre tipi di interventi: uno a bambino appena nato che realizziamo insieme all’associazione “Nati per leggere”, il secondo quando entrano alle elementari e il terzo a livello delle scuole medie, come si chiamavano una volta. L’idea è far entrare nel dna culturale di una persona, di un futuro cittadino il concetto che il libro è parte di te, della tua esistenza. Anche perché, papiro o ebook, il libro è da tremila anni che ci segue passo dopo passo. Un motivo ci sarà pure».
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