Sony prevede di tagliare 10.000 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 6% dei dipendenti, entro la fine di quest'anno. Metà della riduzione sarà dovuto alla ristrutturazione delle attività chimiche e nel settore delle tv LCD di piccole e medie dimensioni. Gran parte delle perdite dell'esercizio 2011/12 della Sony, un tempo sinonimo di innovazione hi-tech, il quarto di fila in "rosso", sono dovute proprio al crollo delle vendite nel business delle tv a cristalli liquidi.
La perdita shock. Nell'esercizio appena chiuso Sony ha registrato una perdita shock di 520 miliardi di yen (circa 5 miliardi di euro), la più pesante mai segnata nella storia della compagnia e più che doppia di quella da 220 miliardi di yen ipotizzata a febbraio. La revisione è dovuta a un onere fiscale aggiuntivo di 300 miliardi di yen.
I tagli. A fine marzo 2011, Sony vantava 168.200 dipendenti a livello consolidato, già sfoltiti nell'ultimo piano di ristrutturazione di dicembre 2008, nel mezzo della recessione globale innescata dal default di Lehman Brothers, che aveva comportato l' eliminazione di 16.000 posti di lavoro nel mondo e la chiusura di 5 dei nove impianti di produzione delle tv.
Il riassetto. Sul nuovo ciclo di tagli, tuttavia, non è chiara la quota da ripartire sul fronte domestico e su quello estero, anche se si prevede possano essere spalmate in modo uniforme a livello di gruppo. Oltre all'accelerata al riassetto e alla cessione di asset non strategici e difficilmente redditizi, ci sono elementi che segnalano una manovra diversa dalle precedenti: Sony in passato ha puntato soprattutto su dismissioni e consolidamenti della produzione, mentre questa volta finirebbero nel mirino anche le unità coinvolte nello sviluppo, nella vendita e nelle attività amministrative.
Le attività chimiche. Il colosso dell'entertainment e della PlayStation ha spiegato a marzo che avrebbe ceduto le sue attività chimiche alla Development Bank of Japan, controllata dal governo di Tokyo, mentre per le attività nei cristalli liquidi di piccole e medie dimensioni la soluzione trovata è la fusione con quelle analoghe di Toshiba e Hitachi, altri colossi dell'elettronica nipponica, insieme e Panasonic e Sharp, in decisa difficoltà sotto la concorrenza dei player sudcoreani Samsung e Lg, nonché, quanto a tablet e smartphone, della Apple.
via ilmessaggero
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