giovedì 3 novembre 2011

Hp rilancia sui tablet per il business, con Windows 7


La domanda che circolava da giorni fra gli analisti, a valle della decisione comunicata dal ceo Meg Whitman di non separare più la divisione pc, era la seguente: cosa farà Hewlett Packard nei tablet. Punterà su Windows o rilancerà la piattaforma WebOs? O terrà i piedi in due scarpe, ipotesi del resto lasciata intendere dalla Whitman? La risposta definitiva non c'è ancora ma un segnale importante circa le future strategie della compagnia di Palo Alto è arrivato ieri con l'annuncio dello Slate 2, tablet professionale dotato di schermo touch ad alta risoluzione da 8,9 pollici e basato sull'accoppiata composta da Windows 7 (si da per scontata la compatibilità con Windows 8) e processori Intel Atom "Oak Trail".

Alla Whitman spetta l'ultima decisione in merito. Da Moody's, intanto, fanno sapere che l'azienda è stata messa sotto osservazione per un eventuale downgrade: oggi la valutazione dell'agenzia di rating per il debito di lungo termine di Hp è A2 ma i prossimi mesi (e le previste operazioni strategiche già approvate dal Board, come l'acquisizione di Autonomy) potrebbero impattare sensibilmente sulla struttura di capitale e sulla liquidità della compagnia.
Il prodotto, nella sostanza, è un aggiornamento del primo pc a tavoletta per il business di Hp, lo Slate 500, anch'esso basato sul sistema operativo di Microsoft. Le novità rispetto al precedente modello sono sostanzialmente due: una nuova batteria, che dovrebbe garantire un'autonomia di circa sei ore, e il prezzo, ribassato di 100 dollari e portato a 699 dollari. L'annuncio arriva a pochi giorni di distanza da quello targato Dell per il Latitude ST, un pc a tavoletta destinato all'utenza aziendale con le stesse peculiarità tecniche (processore e sistema operativo) del nuovo tablet di Hp e in rampa di lancio per questo mese in Europa con un prezzo di listino nell'ordine dei 600-750 euro. Entrambi andranno a fare concorrenza con un altro prodotto di taglio professionale basato su Windows, L'Eee Slate 121 di Asus.
Aggiornata quindi l'offerta mobile per le aziende, ora Hp è attesa al varco in chiave consumer, mercato a cui il produttore aveva rivolto il TouchPad, il tablet sviluppato intorno al software ereditato da Palm ed utilizzato anche sugli smartphone. Le indiscrezioni, fra le ultime anche quella riportata dal Guardian citando dichiarazioni informali di alcuni manager della compagnia californiana, parlano di una prossima dismissione della divisione WebOs. Il tutto mentre gli sviluppatori stanno cercando di tenere a galla i prodotti già in commercio con soluzioni alternative non autorizzate da Hp: dopo il porting di Android, sembra infatti che sia possibile installare sul TouchPad e su alcuni smartphone anche MeeGo, ora finito sotto il cappello della Linux Foundation.

I Nokia Lumia 800 e 710 non supportano il tethering

Sembra che i due nuovi nati in casa Nokia, i primi dispositiviWindows Phone della casa finlandese, non abbiano il supporto al tethering, ovvero la possibilità di essere utilizzati come modem per condividere con altri dispositivi la connessione internet offerta dal proprio gestore.
E’ quello che si evince da un thread sul forum Nokia in cui, alla domanda di un utente, un tecnico esperto e autorizzato da Nokia ha confermato che “l’utilizzo del modem / tethering non è supportato con i dispositivi Lumia 710/800″.
L’affermazione ha provocato un certo sconcerto tra gli utenti, desiderosi di conoscere i motivi di questa strana decisione. Nokia ha risposto ufficialmente a queste voci, e sembra che la funzione non sia stata attivata per problemi burocratici, legati a dei recenti regolamenti emanati dalla FCC, l’ente governativo statunitense che sovrintende al mondo delle comunicazioni.
Rispondendo al quesito posto dal sito web Win rumors, Nokia ha dichiarato che “Microsoft prende in seria considerazione le direttive di enti come la FCC, e prima di implementare questa funzione ha voluto considerare tutti i pro e i contro” e poi aggiunge “siamo già al lavoro per trovare una soluzione”.

Lo tsunami impatta sui conti delle aziende giapponesi

Il fatto era prevedibile, ma adesso a fotografarlo ci sono numeri inequivocabili. Il micidiale binomio tsunami/crisi economica sta colpendo duramente anche le aziende tecnologiche giapponesi. Gli ultimi a fornirne prova sono colossi quali Panasonic e Toshiba, seppur con diversa valenza visto che il primo è in profondo rosso mentre nell'altro caso si assiste ad una contrazione dei profitti. In particolare, Panasonic ha accusato nel primo semestre, che nel caso in questione va da aprile a settembre, una perdita netta di 1,7 miliardi di dollari (136,15 miliardi di yen). Il gruppo ha inoltre tagliato le stime sull'anno prevedendo ora di chiudere l'esercizio in perdita per 420 miliardi di yen. Quanto a Toshiba, nel secondo trimestre dell'esercizio fiscale 2011/2012 (luglio-settembre) l'utile ha registrato un calo del 19%, 22,2 miliardi di yen rispetto ai 27,35 del corrispondente periodo dell'anno passato. Adesso, per l'intero esercizio l'azienda prevede profitti pari a 140 miliardi mentre il fatturato dovrebbe attestarsi a quota 7mila miliardi di yen.
Pato1


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iPad, cresce il mercato dei falsi

Secondo una ricerca, 18.000 imitazioni erano online in un giorno di luglio
Il successo dell'iPad non solo ha stimolato la competizione nel mercato dei tablet, ma ha anche alimentato la produzione di prodotti falsi o contraffatti.
 Secondo una ricerca condotta da MarkMonitor, una società di San Francisco che si occupa della sicurezza dei marchi online, a luglio in una singola giornata quasi 18.000 falsi iPad e tablet con sistema operativo Android erano in vendita online. E 5.000 rivenditori, molti dei quali situati in Cina, avevano in vendita queste imitazioni. Spesso questi prodotti "non funzionano bene e non hanno alcuna garanzia", ha detto all'agenzia BloombergFred Felman, il capo della divisione marketing di MarkMonitor. 




"Ma si può copiare fino ad un certo punto", continua Felman. I tablet contraffatti per esempio potrebbero non connettersi a iTunes o all'AppStore e "copiare il software di Apple è molto difficile".

MarkMonitor mette in guardia sul fatto che il fenomeno dei tablet falsi o contraffatti potrebbe proliferare con l'approssimarsi della festività natalizie, con l'iPad che si afferma come uno dei regali più desiderati sotto l'albero e gli acquirenti a caccia di sconti. Ma per evitare di ritrovarsi con in mano un falso, basta in realtà continuare a rivolgersi ai distributori online di fiducia e stare alla larga dai prezzi troppo bassi. In media un tablet clonato costa il 69 per cento in meno del prezzo ufficiale. Bisogna fare attenzione anche ai prodotti un po' più cari dei prezzi di listino. I prodotti tecnologici venduti al mercato grigio (sono i prodotti originali, la cui distribuzione non è stata autorizzata in un dato paese) sono in genere del 15 per cento più cari. Nel giorno di luglio in cui MarkMonitor ha condotto la ricerca ben 5.500 tablet erano in vendita al mercato grigio.

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Ubuntu tenta l'assalto a smartphone e tablet


Nel 2014 la versione del sistema operativo basato su Linux anche per i dispositivi post-Pc e le connected-tv. Il concorrente principale sarà Android, ma anche iOs potrebbe risentire del nuovo arrivato.


NEW YORK - L'annuncio e la data completa ancora non ci sono, l'anno sì: nel 2014, probabilmente in aprile, Ubuntu arriverà sugli smartphone, sui tablet e sulle connected-Tv. Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, il nome dietro Ubuntu, ha anticipato in un'intervista che il sempre più popolare sistema operativo gratuito basato su Linux è pronto per il salto dai desktop/laptop ai dispositivi post-pc. Lo scontro diretto sarà con Android, la piattaforma di Google.

Shuttleworth ha sempre parlato di Ubuntu come un "Linux per gli esseri umani". Utenti non tecnici, abituati ad ambienti fatti di finestre, frecce e oggetti da cliccare. Nel mondo sono già oltre 20 milioni, con il sistema operativo giunto alla versione 11.10, con un'interfaccia ormai molto raffinata e perfettamente utilizzabile anche da chi non si è mai spostato da Windows Xp. E la versione post-pc riprenderà certamente l'estetica di "Unity", l'interfaccia grafica dell'ultima versione di Ubuntu, impostata come un ambiente moderno e touch, molto lontana dal "vecchio" Linux.

Canonical parla di contatti avviati con partner produttivi da oltre un anno. Una serie di dispositivi basati su Ubuntu potrebbero dare del filo da torcere a Android, il sistema operativo di Google, e impensierire anche Apple con il suo iOs, per un semplice elemento: il prezzo. Ubuntu è infatti completamente gratuito e così dovrebbe restare anche una volta fatto il salto verso il post-pc. Spazio sul mercato del 


resto ce n'è, e l'invasione dei nuovi dispositivi è appena iniziata. Particolarmente interessante potrebbe essere l'applicazione nel campo delle tv connesse, sempre più terreno di conquista per i grandi nomi dell'hi-tech. Forse il 2014 è però troppo lontano. Apple potrebbe entrare nel mercato delle tv già dal prossimo anno, mentre la diffusione di Android è in continuo aumento. I primi esperimenti "toccabili" di Ubuntu potrebbero però già arrivare prima della fine del 2012, e non è detto che il progetto non subisca una propizia accelerata.


Svelato il primo supercomputer con chip "made in China"


Di Sunway BlueLight MPP ne ha parlato diffusamente tre giorni fa il New York Times, primo media a mettere in risalto la notizia. E si tratta di una notizia importante per l'industria tecnologica perché quello messo in funzione a settembre presso il National Supercomputer Center di Jinan è il primo supercomputer costruito con microchip sviluppati e prodotti interamente in Cina. Nel cuore di questo sistema, che impiega 8.700 processori ShenWei SW1600, non ci sono quindi unità a firma di Intel, Amd o Nvidia e per le ambizioni di Pechino in questo segmento – dove a giocare la parte del leone sono gli Stati Uniti – è sicuramente un grande passo in avanti.
Le informazioni sul supercomputer di cui sopra sono apparse in modo dettagliato sul blog di Hung-Sheng Tsao, fondatore di HopBit GridComputing, che a propria volta le ha riprese da un altro sito (cinese), IT168.com, in cui sono apparse una precisa mappatura del supercomputing cinese. Fonti a parte, le caratteristiche tecniche di ShenWei Sunway BlueLight MPP sarebbero le seguenti: 150 TByte di memoria interna, 2 PByte di capacità di storage esterna, mentre ogni singolo chip a 64 ShenWei SW1600 a 64 bit installato dispone di 16 core ed è basato su tecnologia Risc.

mercoledì 2 novembre 2011

Amazon, 350 assunzioni per la base italiana

Quando si inaugura qualcosa d'importante è difficile sottrarsi alla tentazione delle iperboli. Vale anche per Amazon, il più grande venditore mondiale di prodotti on-line, che ha mostrato ai media il suo primo imponente centro di distribuzione italiano delle merci situato a Castel San Giovanni, nel piacentino. Ed i numeri da sottolineare non mancano davvero: venticinquemila metri quadrati di estensione all'interno di un moderno Polo logistico, ben tre chilometri di scaffali dove vengono stipati i beni in attesa della spedizione ai clienti. Eppure la cifra straordinaria, non inganni il più esiguo ammontare, è un'altra: 350, ovvero le assunzioni, a tempo indeterminato e determinato, che Amazon effettuerà entro Natale per far girare a pieno regime la struttura. Una sorta di prodigio occupazionale, specie in un Paese dove piuttosto che assumere il governo si preoccupa di licenziare, che si è già in parte realizzato. Infatti, una parte di questo personale, con un'età media intorno ai trent'anni ed una presenza femminile vicina al 50%, è già stata assunta e lavora qui da un mese, cioè da quando il centro è divenuto operativo con un primo ordine evaso ed inviato in Sicilia.

«Sono contento ed anche un po' emozionato nel trovarmi qui. Non intervengo a tutte le presentazioni dei nostri centri di distribuzione, ormai sono quasi sessanta sparsi per il mondo di cui ben 17 aperti quest'anno, ma da italiano questa non potevo perderla». A parlare è Diego Piacentini, che di Amazon non è un dirigente qualsiasi ma il vice-presidente, "secondo" soltanto al celebre fondatore Jeff Bezos. «Quella di Castel San Giovanni è una bella storia - spiega - basti pensare che dopo aver aperto il sito italiano di Amazon nemmeno un anno fa, non prevedevamo di creare un centro di distribuzione già nel 2011. A farci cambiare idea è stato l'enorme successo del sito, ma questo è stato deciso soltanto ad aprile a Seattle (la sede americana della società, ndr). Ebbene dopo poco mesi eccoci qua, a riprova che certe cose si possono fare pure in Italia».

Ama2Un'iniziativa importante di un'azienda tecnologica che sta investendo come poche altre nel mondo; anche e soprattutto, per via della sua peculiare attività di vendita, in grandi strutture fisiche oltre che in hardware e software. E questo spiega pure l'andamento degli affari, con un'ultima trimestrale che, seppur positiva, ha deluso gli analisti e la Borsa per via degli utili inferiori alle attese. «Tutto nasce - racconta Piacentini - dalla filosofia di Amazon che vede il cliente come punto di partenza di ogni iniziativa. Per questo di fronte ad una situazione che ci consentiva di accelerare il progetto italiano non ci abbiamo pensato due volte. E pazienza se quella spesa, come altre, non era stata preventivata per il 2011 ed ha quindi finito per ridurre gli utili. Prima delle aspettative della Borsa, per noi, vengono i clienti e lo sviluppo dell'azienda».

Alla base di tutto, poi, c'è una convinzione, quella della crescita del commercio via Internet, non basata su un atto di fede ma sui fatti. «L'e-commerce si espande in modo costante, in Italia con un'accelerazione impressionante anche perché partiamo da posizioni più arretrate rispetto ad altri Paesi. Per questo un anno fa dissi che l'arrivo di Amazon avrebbe rappresentato un'opportunità per tutti, rendendo più popolare l'idea dell'acquisto utilizzando la Rete. Adesso - aggiunge Piacentini - a contribuire alla crescita c'è un ulteriore aspetto, ovvero la diffusione di smartphone e tablet e quindi la possibilità di praticare l'e-commerce attraverso questi strumenti. E gli ultimi dati ci dicono che gli acquisti effettuati in mobilità crescono con una velocità tripla rispetto a quelli compiuti utilizzando il pc». 

E la ferma convinzione di un futuro in discesa spiega anche la scelta di Castel San Giovanni. «Qui - spiega Stefano Perego, responsabile italiano di Amazon per la logistica - non solo possiamo sfruttare la posizione geografica strategica per effettuare le spedizioni delle merci in tutta Italia, ma disponiamo di una struttura all'avanguardia e di grandi dimensioni, l'equivalente di quattro campi da calcio, in grado di supportarci pure nei prossimi anni. Il resto lo fa il nostro modo di lavorare, con una gestione evoluta del magazzino che sfrutta al meglio le possibilità offerte dal software». Un magazzino destinato nei prossimi anni a cambiare faccia... «Adesso - conclude Piacentini - circa la metà dell'attività di Amazon è legata alla vendita di prodotti come libri, Cd, Dvd. In futuro le cose cambieranno in fretta, perché questi prodotti verranno "consumati" sempre più in altro modo, utilizzando gli e-book piuttosto che vedendo i film e ascoltando la musica direttamente attraverso la Rete. Ma in compenso sugli scaffali di Amazon ci saranno sempre più prodotti tradizionali pronti alla consegna, come i capi d'abbigliamento ed anche i generi alimentari. E' solo questione di tempo».



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iPhone 4S, pregi e difetti

E nel 2012 l'assistente vocale Siri parlerà italiano


Uguale fuori, nuovo all’interno. L’iPhone 4S a tutta prima non si distingue dal modello precedente (anche la sigla sul retro è uguale, ma a ben vedere, ci sono differenze nella posizione dello switch mute e nei segmenti in cui è divisa l’antenna): la novità è  il processore A5, lo stesso dell’iPad 2. Sia pure leggermente meno veloce rispetto a quello del tablet Apple, il chip a doppio nucleo dell’iPhone garantisce un funzionamento più reattivo, una risposta più immediata ai comandi, una maggiore fluidità nei video e nei giochi, grazie anche alla nuova scheda grafica.

Il display è lo stesso, ottimo, dell’iPhone 4, con una definizione eccellente e una buona luminosità, ma – almeno nel nostro esemplare – presenta una colorazione più calda e tendente al giallo. C’è da dire che fino all’anno scorso i 3,5 pollici dello smartphone Apple sembravano tanti, mentre oggi alcuni concorrenti offrono schermi più ampi, addirittura fino ai 4,7 dell’Htc Sensation XL (senza contare i 5,65 pollici del Samsung Galaxy Note, che però è già quasi un tablet).

Cambia invece la fotocamera, e il miglioramento è notevolissimo: non solo per l’incremento dei megapixel, che passano a 5 a 8, ma anche per il nuovo sistema di lenti (ora sono 5 e non 4) che permettono una messa a fuoco migliore. Rinnovato pure il sensore di luminosità: nelle foto con poca luce il rumore di fondo è ridotto e i dettagli sono ora più chiari. Non manca nemmeno il riconoscimento automatico dei volti, per mettere a fuoco un ritratto singolo o di gruppo. I filmati video, poi, sono finalmente in vero full Hd a 1080 punti e stabilizzati elettronicamente. La fotocamera è da sola uno dei punti di forza del nuovo iPhone: velocissima, si attiva anche col tasto del volume, produce immagini eccellenti, certamente da paragonare più a una macchina fotografica che a un normale telefonino. E’ anche possibile applicare correzioni, eliminare l’effetto occhi rossi, tagliare o ruotare le immagini direttamente sull’iPhone.

L’altra novità vera del nuovo iPhone 4S si chiama Siri, e non è nell’hardware ma nel software: un assistente vocale che permette di gestire le varie funzioni del telefono interagendo naturalmente, senza dover imparare una lista di comandi. Geniale, ma per ora disponibile solo in inglese, francese e tedesco.
Già dal 3GS l’iPhone aveva un sistema di controllo vocale, dal funzionamento un po’ incerto e con un numero ridotto di opzioni, ma Siri – anche se attualmente in versione beta - è un balzo in avanti. Basta chiedere: “Mi servirà un ombrello oggi?” E l’iPhone risponde con una dolce voce femminile: “Sembra proprio che pioverà tra qualche ora”. Con l’assistente personale si possono fissare appuntamenti, scrivere mail, prendere appunti e note che si attiveranno in determinati luoghi (passando accanto al fioraio, ad esempio, segnalerà di comprare le orchidee per la suocera). Siri comprende il linguaggio naturale e risponde come farebbe la migliore delle segretarie, senza tralasciare un pizzico di ironia (a chiederle quanti anni ha, ad esempio, replica: “Non mi è permesso rispondere a questa domanda”).
Siri si basa su Wolfram Alpha, un motore di intelligenza artificiale assai evoluto, e funziona solo se si è connessi a internet, sia perché ha bisogno di comunicare con il datacenter Apple, sia perché è dal web che ricava indicazioni come i cambi delle valute o le previsioni meteo. Per ogni lingua, l’assistente vocale ha una voce diversa, a volte maschile, a volte femminile, un po’ come accadeva per l’iPod Shuffle di terza generazione. Abbiamo provato con l’inglese americano e il tedesco, e le risposte alla stessa domanda cambiano: la Siri teutonica, ad esempio, è meno simpatica, e a chiederle l’età ribatte con un “te ne importa qualcosa?”.

Avremo modo di conoscere il carattere Siri in italiano l’anno prossimo, quando sarà finalmente disponibile nella nostra lingua.  Intanto, oltre allo svantaggio di non avere (per ora) l’assistente vocale, l’iPhone 4s venduto in Italia è il più costoso d’Europa: non c’è Iva o balzello che tenga, la differenza con il Regno unito, ad esempio, al cambio attuale supera i 100 euro sul modelli da 32 GB. A questo punto conviene considerare le tariffe in abbonamento degli operatori italiani, che possono risultare interessanti, specie al momento del lancio, con offerte speciali e promozioni.

Molte delle nuove funzioni dell’apparecchio sono incluse in iOS 5, il nuovo sistema operativo che può essere installato gratuitamente su iPhone 4 e 3GS. Così è possibile, ad esempio, accedere ad iCloud, il servizio cloud di Apple che permette di sincronizzare automaticamente contatti e dati tra più dispositivi: le foto, ad esempio, saranno immediatamente disponibili su iPad o sul computer, come pure le app acquistate e gli eBook scaricati. Anche i modelli più vecchi potranno installare Find My Friends, l’app per localizzare amici e parenti, avranno l’Edicola dove consultare giornali e magazine, potranno finalmente copiare le canzoni dal computer utilizzando la rete wifi.  E ancora: le notifiche sono meno invasive, c’è iMessage, il servizio di messaggistica istantanea per comunicare con altri dispositivi iOS, Twitter è integrato nel sistema (per postare un link, ad esempio, basta toccare l’indirizzo della pagina web che si vuole condividere).

Con iOS 5 non è più necessario collegare l’iPhone al computer nemmeno la prima volta per attivarlo: finalmente gli apparecchi post-pc possono fare a meno del pc. Serve una rete wireless o 3G, ma poi si fa tutto in pochi passaggi. Addirittura è disponibile un’opzione che permette di usare iCloud anziché il computer per effettuare il backup dell’iPhone (ma anche dell’iPad); è consigliabile usare il wifi, per evitare di consumare tutto il traffico dati: la nuvola di Apple permette di conservare fino a 5GB gratis, incrementabili a pagamento.

Altra funzione assai utile è il nuovo Promemoria, che permette di impostare allarmi e avvisi geolocalizzati: può segnalare ad esempio di prendere gli occhiali quando si è sulla porta di casa, o inviare un messaggio appena si arriva in ufficio. Anche questa è una funzione disponibile sui modelli precedenti che siano stati aggiornati. Ma prevede che i servizi di localizzazione siamo sempre attivi, quindi tende a consumare più velocemente la batteria. A proposito di autonomia, Apple dichiara per il nuovo modello una durata in standby sensibilmente inferiore all’iPhone 4: 200 ore contro 300. Nell’uso pratico questo difficilmente sarà un problema, mentre potrebbe esserlo un malfunzionamento riscontrato da alcuni acquirenti del 4S la cui batteria si scarica assai velocemente e - sembra - senza ragione. Apple sta indagando per trovare una soluzione, ma l’esemplare in prova sembra essere immune da questo difetto e l’autonomia si è mostrata paragonabile a quella dell’iPhone 4S. Nell’uso quotidiano, con alcune telefonate, qualche foto, web browsing, mail, eBook, musica, è difficile arrivare a fine giornata senza una ricarica anche parziale: una prestazione non certo entusiasmante, ma in linea con i concorrenti.

Alla fine vale la pena di acquistare il nuovo iPhone 4S? E’ il migliore iPhone di sempre, Apple ha ragione: la ricezione è migliorata, grazie al nuovo disegno delle antenne per la rete cellulare, il bluetooth è aggiornato all’ultima generazione, Airplay permette il mirroring dello schermo sul televisore con Apple tv o con un cavo hdmi (una soluzione fantastica per video e giochi); poi c’è un’ottima fotocamera e ci sarà Siri. Tutto questo non sarà possibile averlo sui modelli precedenti aggiornando il sistema operativo e potrebbe spingervi all’acquisto. Il consiglio? Per chi ha un 3GS e vuole cambiare, il miglioramento è evidente da tutti i punti di vista e l’acquisto certamente sensato, ma chi possiede già un iPhone 4 può aspettare senza timore di ritrovarsi un apparecchio sorpassato (almeno finché non usciranno giochi e app che sfruttano la potenza del doppio processore). Poi, certo, c’è chi ha bisogno assoluto di 64 GB di memoria, e allora la scelta è obbligata...
Chi invece si avvicina per la prima volta a uno smartphone potrebbe essere spaventato dal prezzo, visto che la concorrenza sembra offrire apparecchi analoghi a cifre meno esorbitanti. Ma la qualità dei materiali e della costruzione Apple è ancora imbattuta, come pure la semplicità del sistema  operativo e l'incredibile varietà delle app sullo Store.





(Nella foto: in alto l'iPhone 4s, in basso l'iPhone 4. Lo switch per il mute e la diversa progettazione dell'antenna sono le uniche differenze esteriori col modello precedente).

Due esempi di foto scattate con l'iPhone 4S e con l'iPhone 4, senza nessun ritocco:
Foto 1, iPhone 4S
Foto 1, iPhone 4
Foto 2, iPhone 4S
Foto 2, iPhone 4

Prezzi ufficiali Apple per i modelli senza blocco operatore:
iPhone 4S 16 GB, bianco o nero: 659 euro
iPhone 4S 32 GB, bianco o nero: 779 euro
iPhone 4S 64 GB, bianco o nero: 899 euro



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La "cuffia" per il film in 3D la rivoluzione dall'America


In realtà sono degli occhialoni - dal peso di quasi mezzo chilo - che inforcati ci consentono di vedere in formato tridimensionale con altissima definizione. Ecco come Sony sogna di rivoluzionare il mercato del cinema

NEW YORK - Solo per i tuoi occhi: il film a 3D. La Terza Dimensione diventa portatile. Non ci sarà più bisogno di spingersi fino al cinema ipertecnologico per apprezzare "Avatar" o il kolossal di turno in tutta la sua magnificenza tridimensionale. Basterà inforcare le nuovissime "cuffie" con cui Sony sogna di stravolgere il mercato del cinema. Proprio così: la casa giapponese che rivoluzionò il mondo dell'audio, inventando con il walkman la musica portatile, adesso volge il suo sguardo appunto al cinema e alla tv. Realizzando quello che senza mezzi termini chiama Personal 3D Viewer: un personalissimo visore a tre dimensioni. Sembra appunto una cuffia ma in realtà, e ci mancherebbe, è un occhialone che sarà in vendita dalla fine del mese qui in America e il critico del New York Times ha già indossato descrivendone meraviglie. Per carità: pesano quasi mezzo chilo e non sono quindi la montatura più leggera da inforcare. Ma una volta indossata il peso sotto scioglierebbe sotto il piacere dello sguardo: la definizione è altissima e l'effetto garantito. 
Il miracolo è presto detto: la visione che tecnicamente si chiama stereoscopica, quella cioè che ci dà la profondità d'immagine, è paradossalmente proprio un effetto ottico. Un'invenzione del nostro cervello. Lo spiega bene il grande Oliver Sacks nel suo nuovo "L'occhio della mente". E la cuffia-occhiale di Sony funziona proprio così: ciascun 

Il prezzo è elevato: 730 dollari. Ma non è un oggetto riservato ai ragazzini. Gli stessi produttori sconsigliano anzi l'uso ai minori di 15 anni. Il dottor David Hunter del Children's Hospital di Boston dice che il periodo critico, per la formazione della vista, è quello intorno ai 7 o 8 anni: "Ma anche per gli adulti sarebbe saggio smettere l'apparecchio non appena si hanno i primi segni di stanchezza".
occhio vede una diversa immagine che poi viene "riconfezionata" nel cervello per raggiungere l'effetto 3D.

Il Personal 3D Viewer è in pratica un microtelevisore (anzi, due microtv) trasferito su un occhiale: anche se tra i microschermi e gli occhi c'è abbastanza spazio per portare un occhiale vero. Il vantaggio è che non devi avere, in casa, un televisore a 3D: e il piacere dell'alta fedeltà è moltiplicato come avviene in tutte le situazioni "di cuffia".


Certo fa un certo effetto pensare che lo spettacolo si svolge direttamente sotto il nostro naso. Soprattutto a quella generazione di baby boomer cresciuta davanti al tubo catodico e alle raccomandazioni della mamma: state a distanza dal televisore! Ricordate? I calcoli erano proporzionali alla grandezza dello schermo: e la distanza di sicurezza andava dal metro e mezzo in su. Oggi la barriera è stata già abbattuta dai telefonini: il cinema ormai è davvero a portata di mano. Ma siamo pronti per i kolossal a portata di occhio?

Il problema non è tanto il mezzo: è il messaggio. La popolarità dell'apparecchio sarà direttamente proporzionale a quella dei prodotti disponibili in 3D. Per ora sul mercato ci sono solo pochi titoli - da "Avatar" al "Tintin" appena presentato da Steven Spielberg - e, qui negli Usa, un canale a tre dimensioni della rete sportiva Espn. Chissà che la cuffia della Sony non segni davvero una svolta. O se l'eccitazione sarà breve come quella che ai tempi accompagnò un'altra invenzione dei maghetti giapponesi: chi se lo ricorda più il minidisc? E' la tecnologia, bellezza: punti al 3D, ma spunterà sempre un'altra dimensione che non avevi considerato.

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I social network anti-Facebook che puntano sulla privacy degli utenti: al via Unthink e Diaspora



Ampliare gli strumenti per gestire i propri dati su internet: è la promessa di Unthink, un social network ancora in fase sperimentale. Che vuole ridefinire i confini della privacy e il rapporto con i messaggi pubblicitari. L'idea è semplice: gli iscritti aprono una pagina personale e scelgono se vogliono includere nel loro spazio una pubblicità.
Nelle altre reti sociali online, invece, vedono apparire i messaggi commerciali in modo automatico, oppure partecipano alle campagne promozionali. Unthink capovolge la logica in modo esplicito: chiede agli iscritti di scegliere quale inserzione vogliono nel loro profilo. Le aziende pagheranno un abbonamento di due dollari l'anno per ogni spazio che ricevono. È un progetto sostenuto negli Stati Uniti con un finanziamento di 2,5 milioni di dollari da DouglasBay Capital, un gruppo finanziario impegnato nel supporto di iniziative hitech. A immaginarlo è stato Natasha Dedis, amministratore delegato di Unthink. Ha raccontato che la scintilla è scoccata quando ha visto suo figlio sentirsi obbligato a iscriversi su Facebook perché lì erano collegati anche i suoi compagni di classe. 
La privacy, però, è un terreno fertile per i social network. Sono stati quattro studenti universitari a fondare Diaspora: sarà accessibile al pubblico da questo mese. A differenza di altre reti sociali su internet, i dati degli utenti non vengono archiviati in strutture informatiche centralizzate, ma sono invece memorizzati su tanti server. In Italia i primi nodi della rete (o "pod" nella definizione di Diaspora) sono a Venezia e a Pisa. È un primo passo che consente di ampliare il perimetro del controllo sui dati personali. Il gruppo di studenti che ha lanciato il social network ha ricevuto i finanziamenti attraverso piccole donazioni versate online fino a raggiungere il budget previsto.
Anche il cofondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha staccato un assegno per aiutarli. Ma è un progetto con orizzonti più ampi, soprattutto per gli attivisti politici nei paesi in via di sviluppo. Eblen Moglen, docente della Columbia Law School, ha proposto i "Freedom Box": sono piccoli dispositivi che abilitano una sorta di internet locale per collegare le persone: possono evitare i controlli tradizionali della censura online. E sono adatti a utilizzare un social network come Diaspora per tutelare la riservatezza dei dati degli utenti.