giovedì 1 marzo 2012

Nokia presenterà device Dual Core


Secondo il sito web TheVerge, gli ingegneri di casa Microsoft, stanno studiano il nuovo chipset MSM8960 di Qualcomm su alcuni smartphone Windows Phone. I processori saranno del tipo dual core con frequenze di clock di 1.5Ghz con sistema operativo Windows Phone 8 che uscirà nel periodo di Giugno 2012.  Anche l’operatore americano Sprit è interessata a ricevere questo nuovo terminale con OS di Microsoft, ed infatti Nokiaè stata la prima casa a ricevere le specifiche Sprit ,ovvero LTE più il processore dual core MSM8960.
Ricordiamo che questo chipset, conosciuto sotto il nome di Qualcomm S4, presentato questi giorni al Mobile World Congress, sta battendo il tutti i benchmark il Tegra 3 Quad Core.
via Hwmaster

Apple potrebbe lanciare un iPad 2 da 8GB ed un iPad Mini


Bisogna capire che a 6 giorni dalla presentazione del nuovo iPad le notizie, folli o reali, impazzano a dismisura. Ed è di poche ore fa quella secondo cui Apple potrebbe lanciare sul mercato due versioni nuove del proprio tablet: un iPad2 con storage da 8GB e più avanti un iPad Mini da 7.85 pollici di dimensione.Sarà vero?
Secondo i fornitori infatti il 7 marzo Apple lancerà, oltre al nuovo iPad 3, anche un modello di iPad 2 da 8GB, che, come fatto per l’iPhone 4 all’uscita del 4S, andrebbe a coprire una fascia “economica” importante. Tutto questo protrebbe essere fondamentale per cercare di ridurre le vendite del Kindle Fire di Amazonche ricordiamo viene venduto al prezzo di soli 199$.
Inoltre secondo la fonte, Apple potrebbe, in un futuro molto prossimo, ufficializzare un iPad Mini da 7,85 pollici da lanciare entro la metà dell’anno. Apple avrebbe da poco iniziato la produzione in piccola scala di questo dispositivo in modo da poterlo lanciare dal terzo trimestre del 2012. Il prezzo potrebbe attestarsi sui 249/299 dollari.
Che ne dite voi?

Apple censura Amazon

Il colosso di Cupertino rifiuta di vendere un libro perché contiene un link allo store concorrente
Cosa direste se alla Feltrinelli non vendessero i libri che citano altri editori o catene di vendita? Seth Godin rende noto che Apple ha rifiutato di vendere il suo libro, Stop Stealing Dreams, nel suo store online, perché il libro contiene link al concorrente Amazon
LA STORIA – Godin, che è un quotato guru del marketing e frizzante editorialista e scrittore, se ne lamenta sul suo blog quotando la risposta ricevuta da Apple: ““Multiple links to Amazon (NSDQ: AMZN) store. IE page 35, David Weinberger link.””. Giustamente Godin ci è rimasto male e non ha potuto fare a meno d’esprimere le sue perplessità, ancora più rilevanti in uno scenario nel quale il numero dei grandi distributori online di libri sembra destinato a ridursi a un numero ristrettissimo di grossi player.
I PERICOLI – Cosa sarà della cultura e della libertà di autori e clienti se queste grosse compagnie dovessero decidere di assumere decisioni tanto gravi quanto a prima vista arroganti e puerili è la prima domanda che salta in mente, immediatamente seguita da quella che chiede e si chiede se Apple, che pure ha la piena libertà di vendere o meno quello che gli pare, stia facendo la cosa giusta o sepiuttosto,  un’iniziativa del genere  procurerà problemi alla stessa azienda di Cupertino, che da un lato potrebbe scavarsi  la fossa con iniziative tanto poco popolari e dall’altro potrebbe aprire  la strada alla censura delle opere nei cataloghi.

Sony: ecco Xperia P – Primo contatto (video)


Delle novità di Sony abbiamo già scritto dopo la conferenza che la casa giapponese ha tenuto qui a Barcellona. La linea Xperia NXT ci pare interessante e riuscita. A seguire, grazie al video di Mark Perna, potete farvi un’idea più da vicino di una delle due novità, Xperia P, smartphone da 4 pollici di fascia medio-alta. Ne parlaMaurizio De Palma, Head of Marketing Sony Ericsson Italia:
                                                                                                                                                                                     via Malditech

LG e HTC si batteranno per poter realizzare il prossimo Nexus-phone?


LG potrebbe essere il prossimo partner di Google per la realizzazione del quarto Nexus-phone; anche HTC però vorrebbe tornare in partita, dopo la collaborazione iniziale e l'uscita del Nexus One.

Nonostante l'acquisto di Motorola, Google ha chiarito che al momento i rapporti fra le due aziende non metteranno a rischio le partnership con gli altri OEM , tanto che Mountain View non ha ancora deciso quale sarà il produttore che dovrà realizzare il prossimo dispositivo Nexus, lo smartphone che solitamente battezza il rilascio di ogni nova major release di Android.
Negli scorsi giorni sì è parlato insistentemente di LG, che potrebbe essere in lizza non solo per uno smartphone Nexus, ma anche per il primo tablet Nexus, nonostante sul tablet non si abbiano ancora notizie sicure. Oltre ad LG però sembrerebbe che anche HTC sia pronta a lottare per poter realizzare il quarto Nexus-phone, dopo essere stata scelta non solo per l'uscita del primo cellulare Android in assoluto (l'HTC Dream in Italia), ma anche per aver realizzato il primo Nexus, il Nexus One.
In seguito il partner per due anni consecutivi è stato Samsung, con il Nexus S prima e con il Galaxy Nexus poi. La scelta di Google dovrà essere presa a breve, essendo l'uscita del prossimo Android 5.0 prevista per ottobre; sarà quindi necessario rispettare i tempi di progettazione e di produzione per aderire alla tabella di marcia prestabilita.

Ecco perchè il Samsung Galaxy S3 potrebbe avere il Tegra 3


Tutti si aspettano che il Samsung Galaxy S 3 monterà un Exynos 4412, chip già conosciuto e che propone quattro core Cortex-A9. Si sta però diffondendo un rumor che Samsung possa sciegliere di adottare un chip Tegra 3 già dal lancio. Ovviamente questa non è la prima volta che la compagnia adotta questa politica, come è infatti successo lo scorso anno con il Tegra 2 sul Galaxy S 2.


L’informatore ci chiarisce anche che, al contrario del pensiero comune, Samsung non necessariamente trae beneficio economico dall’utilizzo di un proprio chip anzi promuove la competizione e i margini di guadagno.
Questa è la spiegazione del motivo per il quale Samsung ha adottato, in alcune varianti del Galaxy S 2,chip Nvidia Tegra 2 e Qualcomm Snapdragon S3; se poi diamo un’occhiata ai vari dispositivi Samsung vediamo che molti di essi non hanno chip made-in-Samsung. Il Galaxy Note ha un Qualcomm, il Samsung Galaxy Z e Galaxy R usano il Tegra 2, il Sasmung Galaxy S Advance ha un ST Ericsson mentre il Samsung Galaxy Nexus utilizza un TI OMAP4430.
Quindi non sorprendetivi se il Galaxy S3 utilizzerà al lancio un chip non-Samsung.

Investimenti, è il momento del mobile


Le aziende che operano nei mercati emergenti vedono le tecnologie mobile come una delle massime priorità e investono di più rispetto alle imprese dei mercati maturi per dotare la propria organizzazione di strumenti innovativi. E' il dato che emerge dallo studio globale CIO Mobility Survey condotto da Accenture: due terzi (67%) dei Chief Information Officer e dei professionisti IT ritengano che il mobile influirà sulle loro aziende al pari o più di quanto non abbia fatto internet negli anni Novanta. La ricerca svela inoltre che quest’anno oltre due terzi (69%) dei professionisti IT destineranno più del 20% del proprio budget al potenziamento della dotazione di tecnologie mobili, con una forte differenza tra i mercati emergenti (94%) e i mercati maturi (35%). Analogamente, l’indagine ha rilevato che il 48% degli intervistati nei mercati emergenti dispone di una strategia di mobility ampiamente sviluppata, contro un modesto 12% degli intervistati nei mercati maturi.
Accenture ha intervistato un campione globale di Chief Information Officer (CIO) e responsabili IT e rivolto, in parallelo, un’indagine online agli sviluppatori di applicazioni mobile per comprendere l’attuale penetrazione delle tecnologia mobile nelle imprese, identificare le priorità dei responsabili IT, gli eventuali ostacoli che incontrano e le difficoltà degli sviluppatori. “Oggi la maggioranza dei CIO riconosce alle tecnologie mobili la capacità di trasformare il business delle aziende, ragion per cui una percentuale sempre più alta dei budget IT è destinata al mobile”, dice Dan Lauderback, global managing director Accenture Mobility Services. “Tuttavia i CIO si trovano spesso a combattere contro la proliferazione dei dispositivi dei dipendenti e delle applicazioni da loro stessi sviluppate, per cui in molti casi, stanno ancora scoprendo le opportunità offerte dal mobile. Il mobile non è semplicemente un’estensione dei sistemi informatici tradizionali, bensì un modo del tutto nuovo di fare business. Le imprese che investono nel mobile per dare maggiore autonomia al personale, opportunità ai clienti e per trovare nuovi canali per la vendita formano una categoria a sé”.
Lo studio Accenture ha rilevato anche alcuni aspetti problematici che complicano l’adozione delle tecnologie mobili da parte delle imprese. Sicurezza e costi sono in cima alla lista. Il 50% degli intervistati ha citato la sicurezza quale principale fattore che impedisce la realizzazione delle priorità legate alla mobilità; costi e budget sono al secondo posto (43%), mentre il 26% ha segnalato l’interoperabilità con i sistemi esistenti o la scarsa conoscenza dei vantaggi del mobile. Inoltre, nessuno dei sistemi operativi più diffusi per smartphone ha ottenuto la completa approvazione degli sviluppatori in tema di sicurezza, ma più della metà (53%) ha affermato che iOS di Apple offre il miglior livello di sicurezza, mentre Android di Google è al secondo posto (24%).
La ricerca evidenzia le difficoltà dovute alla frammentazione del mercato e legata anche al gran numero di piattaforme e dispositivi mobili esistenti. In particolare gli sviluppatori credono che la molteplicità di piattaforme renda più difficile la gestione delle app e la loro monetizzazione, mentre per i professionisti IT all’interno delle imprese essa complica l’adozione di una delle tendenze più forti del mobile: l’utilizzo da parte dei dipendenti delle applicazioni aziendali sui propri dispositivi.
“La scelta di investire in applicazioni per i dipendenti o per i consumatori è complessa e l’enorme numero di dispositivi mobili rende la scelta ancora più complicata”, aggiunge Lauderback; “I CIO devono affrontare con determinazione questi aspetti nel momento in cui devono giustificare la spesa legata alla mobilità”.
In un mercato particolarmente dinamico, i professionisti IT e gli sviluppatori attuano varie strategie per generare ricavi. A livello d’impresa, il 42% dei professionisti IT ha dichiarato di voler migliorare i servizi di field o i servizi al cliente consentendo l’accesso istantaneo ai database e ai dati aziendali, nonché la possibilità di concludere transazioni on-the-spot. Gli sviluppatori hanno invece citato download (41%), acquisti integrati nelle applicazioni (29%), pubblicità tradizionale (24%) e abbonamenti (20%) come possibili modi per far fruttare le applicazioni proposte ai consumatori.
Lo studio ha inoltre evidenziato alcune interessanti differenze a livello geografico. Nei mercati emergenti, i professionisti IT sono molto più attenti al mobile rispetto ai mercati  maturi. Il 93% dei latinoamericani e l’81% degli asiatici hanno affermato che il mobile porterà nuovi significativi ricavi, mentre solo il 66% degli intervistati europei e il 56% degli americani concordano con tale affermazione. Analogamente, la metà degli intervistati messicani e cinesi, nonché il 40% e il 32% rispettivamente di indiani e brasiliani, ritiene che il mobile avrà un impatto sulla loro attività pari o superiore a quello generato da Internet negli anni Novanta, ma solo uno su cinque (20%) in Inghilterra e negli Stati Uniti concorda.

Windows 8 interfaccia unica per pc e tablet



Sinofsky presenta alla Fiera di Barcellona la versione beta scaricabile online
Microsoft ha rilasciato ieri Windows 8, prima versione veramente studiata per gli apparecchi mobili del suo software più venduto. Steven Sinofsky (nella foto) lo ha definito un «cambio generazionale» e con queste parole il presidente della divisione Windows e Windows Live di Microsoft ha presentato il nuovo sistema operativo, interfaccia unica con cui Microsoft cercherà di colmare il divario tra mobile, puntando sull’unificazione degli ambienti pc e tablet.

Per Microsoft, il passaggio da 7 a 8 non è un semplice aggiornamento, ma un vero e proprio nuovo capitolo. A partire dal logo,  che da «bandiera»diventa una «finestra» sulle funzioni del pc e sulle sue applicazioni.

«Con Windows 8 abbiamo ripensato i diversi modi in cui le persone interagiscono con il proprio pc, cercando di rendere l’utilizzo dei dispositivi come una naturale estensione sia che si usi un tablet o un laptop», ha spiegato dal palco del Mobile World Congress: con i suoi  «tiles» (riquadri) l'interfaccia utente comune («Metro») prende spunto da quella disponibile su Windows Phone 7 ed è chiaramente ideata per il touchscreen.

Windows 8 si può già provare grazie alla versione «beta» per il pubblico ed è scaricabile al link windows.microsoft.com/it-IT/windows-8/download per chi già possiede Windows 7. Ma non si tratta della versione definitiva: proprio grazie ai feedback di chi deciderà di provarla, oltre a quelli degli oltre 3 milioni di sviluppatori che l’hanno installata un paio di mesi fa, Windows 8 potrebbe infatti essere modificato anche sostanzialmente rispetto alla versione che Microsoft ha svelato ieri a Barcellona.
via LaStampa

L'iPad 3 arriva in tre versioni


Il count down è iniziato: mercoledi 7 marzo, allo Yerba Buena Center di San Francisco, si alzerà il sipario sulla nuova tavoletta di Apple. L'invito spedito ai media parla chiaro: "We have something you really have to see. And touch". La casa della Mela vuole come sempre stupire e le indiscrezioni sul conto del tablet, come di consueto, aumentano. L'ultima riguarda le possibili configurazioni dell'iPad 3, che secondo il sito 9to5Mac si presenterà in tre distinte versioni: una solo Wi-Fi (la più economica) e le altre due dotate del supporto (in modalità multimode) per le reti mobili Gsm, Cdma/Umts e Lte.
Confermata inoltre, per i due modelli che potranno operare sui network 3G e 4G di tutto il mondo (identificati con il nome in codice J2 e J2a), la presenza del Retina Display ad alta risoluzione.
Tre saranno con molte probabilità anche i tagli di memoria disponibili a bordo - e cioè 16, 32 e 64 Gbyte – ma non è escluso che a Cupertino abbiano pensato a una versione del nuovo iPad (il modello top di gamma Lte) con 128 Gbyte di spazio di archiviazione.
Quanto alla reale disponibilità del tablet sul mercato, sempre da 9to5Mac si apprende che i pre-ordini scatteranno subito il giorno del debutto – quando sul palco potrebbe comparire anche l'ultima versione della Apple Tv con telecomando Bluetooth 4.0 e il supporto per la tecnologia di riconoscimento vocale Siri - o qualche giorno dopo al più tardi mentre nei negozi i primi esemplari dovrebbero arrivare a partire da metà marzo. Per l'iPad 3, in ogni caso, non sarà facile far meglio dei suoi predecessori quanto a unità vendute: nell'esercizio fiscale 2011 ne sono stati complessivamente spediti sul mercato 32 milioni e oltre 15 milioni sarebbero le tavolette vendute nel primo trimestre fiscale 2012 (per un totale di circa 55 milioni di iPad venduti nel complesso dal momento della sua introduzione).
Altri rumors, infine, hanno rimesso a fuoco la questione del modello Mini, la cui produzione - secondo il blog taiwanese DigiTimes - potrebbe iniziare nel terzo trimestre di quest'anno. Equipaggiato con uno schermo da 7,85 pollici con 1.024 x 768 pixel di risoluzione, l'iPad in formato "pocket" avrebbe dalla sua il grande plus del prezzo, indicativamente fra i 249 e i 299 dollari. Apple, insomma, sarebbe pronta a sconfessare quelle che erano le convinzioni di Steve Jobs – un tablet non può avere uno schermo inferiore ai 10 pollici – e raccogliere la sfida lanciatagli da Amazon con il suo Kindle Fire e quella che, sempre secondo DigiTimes, è pronta a scatenare Google. La casa di Mountain View sarebbe infatti pronta a scendere in campo con una tavoletta a proprio marchio – con display da 7 pollici e Android 4.0 Ice Cream Sandwich - al più tardi entro fine 2012 e con un prezzo a listino di 199 dollari. Nel frattempo l'appuntamento con l'iPad 3 è già fissato, per il 7 marzo. A San Francisco.

Google, sulla privacy: ecco le 5 cose da sapere


Un'immagine della sede di Google a Zurigo (Credits: Google Picasa)
Un'immagine della sede di Google a Zurigo (Credits: Google Picasa)
Nonostante le autorità (americane ed europee) abbiano cercato fino all’ultimo di prendere tempo per provare a capirne di più, Google ha deciso: da oggi entrano ufficialmente in vigore le nuove regole sullaprivacy. Ma cosa cambia in concreto per gli utenti? Proviamo a spiegarvelo in cinque punti:

1. L’Universo dei servizi (e dei dati) di Google si raduna intorno al tuo account

Fino ad oggi i vari servizi di Google hanno operato in modo pressoché indipendente gli uni dagli altri e questo anche per motivi di privacy. Fino a ieri, spiega Google, chi cercava una ricetta di cucina su Google Search poteva finire su YouTube ma da qui non avrebbe mai potuto utilizzare i dati (ad esempio i siti raccomandati) provenienti dal motore di ricerca. Con le nuove regole Google può invece raccogliere e utilizzare i dati relativi ai vari prodotti del suo portfolio come se provenissero da un’unica fonte. Il risultato è che i dati provenienti dai singoli servizi potranno essere incrociati per offrire un’esperienza Web senza soluzione di continuità. Se il tuo capo ti scrive su Gmail per convocare una riunione alle due del pomeriggio, ad esempio, Google potrà fissare il meeting per te su Google Calendar; e stai guidando con il tuo cellulare Android, potrebbe magari avvisarti sulle condizioni del traffico per arrivare in orario all’appuntamento.

2. Google non venderà i tuoi dati a terze parti

Precisazione doverosa, giacché in molti collegano la parola privacy al concetto di “mettere tutto in pubblica piazza”. Google dunque non cederà i tuoi dati agli inserzionisti. Si limiterà (come sempre) a utilizzare le informazioni del tuo profilo per indirizzare con più precisione le sueinserzioni pubbliciatarie. Significa, per esempio, che se nell’ultima settimana hai cercato per 50 volte un modello di scarpe da tennis, ti capiterà con tutta probabilità di vedere calzature un po’ ovunque mentre navighi sul Web, o di ricevere suggerimenti mentre guardi un video su YouTube o mentre scarichi la posta di Gmail.

3. Come eliminare la pubblicità mirata

Se tutto ciò non ti piace, ovvero se non digerisci l’idea che Google utilizzi i tuoi dati per mostrarti annunci su misura, puoi sempre chiedergli di non farlo. Per fare il cosiddetto opt-out devi andare sulla pagina Preferenze annunci e da qui cliccare su disattiva. Puoi anche rimuovere e modificare i dati in modo parziale intervenendo sulle singole categorie commerciali o sui cosiddetti dati demografici (età, sesso) e, sempre dalla stessa pagina, scaricare un plug-in di disattivazione permanente degli annunci personalizzati.

4. Un “cruscotto” per tenere d’occhio le informazioni personali

Per sapere quali sono e in che modo Google gestisce i tuoi dati personali puoi utilizzare il cosiddetto dashboard, ovvero un pannello di controllo che riporta tutti i dati acquisiti dalla grande G sui vari servizi della sua costellazione: i siti Web che hai collegato al tuo Google account, le applicazioni che hai scaricato sul tuo cellulare Android, i contatti di Gmail, le impostazione del profilo di Google+ e tante altre cose.
Google, inoltre, mette a disposizione una pagina per cancellare la memoria storica delle tue ricerche: da qui puoi rimuovere l’intera cronistoria della tua navigazione Web o eliminare in modo chirurgico le singole pagine visitate. Questa operazione, però, non eliminerà fisicamente le informazioni dai database dei server di Mountain View.
Va ricordato, inoltre, che se utilizzi Chrome come browser puoi utilizzare la funzione di navigazione in incognito che permette fra le altre cose di non registrare nella cronologia le pagine web aperte e i file scaricati e di eliminare i cookie alla chiusura delle finestre di navigazione.

5. Non ti piacciono le regole sulla privacy? Non registrarti (o elimina l’account)

A conti fatti Google sa cosa cerchi, sa dove sei, sa con chi ti relazioni, sa il tuo numero di telefono, il tuo indirizzo IP, conosce i dati del tuo conto corrente bancario e molto altro ancora: insomma sa tutto di te. E si tratta – beninteso - di informazioni che non ti sono state sottratte o rubate con l’inganno: sei stato tu ad autorizzare Google. Se stai cercano un modo per tornare indietro sappi che non esiste. O, meglio, non esiste un meccanismo di opt-out che impedisca a Google di raccogliere e utilizzare i tuoi dati.
Non ti restano che tre alternative: primo, non registrarti sul tuo account Google (ma a questo punto non potrai accedere ad alcuni servizi, ad esempio Gmail); secondo, non utilizzare i servizi di Google; terzo,elimina del tutto l’account Google. Se dovessi decidere per quest’ultima drastica opzione il consiglio è quantomeno quello di salvare tutti i dati attraverso il tool di liberazione dei dati fornito dalla stessa Google.